Amadeus, l’Italia e la bellezza: ancora molto lavoro da fare

Amadeus, l’Italia e la bellezza: ancora molto lavoro da fare

Sull’infelice uscita di Amadeus durante la conferenza stampa del 70° Festival di Sanremo è stato scritto di tutto: giornalisti, deputate, showgirl e, ovviamente, il web intero si sono rimbalzati per giorni dichiarazioni, smentite e controsmentite. Curiosamente, però, dal mondo della bellezza tutto (o quasi) tace.

Per noi di Niki Events, invece, che col corpo (e la testa) delle modelle lavoriamo tutti i giorni, le parole di Amadeus sono un’occasione imperdibile: quella di interrogarci un’altra volta sul valore della bellezza e sull’importanza, per il nostro paese, di uscire dal Medioevo per entrare nel Rinascimento.

 

“L’ho scelta perché è bellissima” e altre idee medievali.

“È stata scelta da me perché vedevo che — intanto, la bellezza — ma la capacità di stare vicino a un grande uomo stando un passo indietro”. Queste sono le parole con cui Amadeus ha giustificato la scelta di includere Francesca Sofia Novello, modella e soprattutto “fidanzata del grande Valentino Rossi”, nella rosa delle co-conduttrici del festival.

Complimenti ad Amadeus, innanzitutto: sbagliare così tanto in meno di un minuto non è cosa da tutti. E grazie, anche, perché ci permetti — a noi donne e, in generale, a chi lavora col corpo e con l’immagine — di ribadire due o tre concetti fondamentali.

1. La bellezza non è un merito.

Sembra banale, no? E invece in Niki Events portiamo avanti da anni una battaglia su due fronti: con le nostre modelle, per insegnare loro che la bellezza non è sufficiente, e che occorre formarsi e saper fare; e con i clienti, per convincerli a fidarsi, più che del proprio gusto personale, della nostra professionalità.

Perché la bellezza è molto più di un bel corpo: è intelligenza, sensibilità e (perché no?) prontezza di spirito. È, insieme, un dono e una capacità. Chi “ce l’ha” deve coltivarla; chi la osserva, deve valorizzarla e rispettarla.

2. La donna non è un oggetto.

Pertanto non può stare avanti, indietro né in qualsiasi altra “posizione” utile allo scopo (men che meno, come vuole Amadeus, vicino e contemporaneamente dietro: mi fate un disegnino, per favore?).

Una cosa è dire che la donna è capace di esaltare e — come mi piace dire — far brillare il proprio uomo (o, nel caso di una modella, il marchio che rappresenta). Un’altra è relegare la donna a una posizione marginale, e chiamare questa cosa “capacità”.

3. Nessuna donna è “la fidanzata di”.

Questa, invece, ce la portiamo dietro dagli anni Novanta, quando la massima aspirazione delle ragazze era diventare la moglie di uno sportivo o di un politico (quei “grandi uomini” cui allude anche Amadeus). Nel frattempo, per fortuna, la società ha fatto passi avanti, e così i rapporti tra sessi.

Ma finché non si riconoscerà davvero che ciascuna donna, prima che fidanzata e moglie di qualcuno, è innanzitutto, appunto, una donna, nessuna politica di sostegno all’imprenditoria femminile e nessun ispiratissimo discorso sull’empowerment troverà mai interlocutrici adatte.

 

Per una nuova idea di bellezza.

Quindi cosa facciamo? Rinnoviamo il festival? Cambiamo i conduttori? Rivoluzioniamo per intero la televisione? Niente affatto. Piuttosto, spendiamo le energie per qualcosa di più radicale: rinnoviamo la nostra idea di bellezza. Deve farlo ciascuno di noi, singolarmente, e soprattutto deve farlo il nostro paese, che sull’idea di bellezza ha costruito la propria storia (o, come direbbe qualcuno, il proprio brand).
Ma come può l’Italia ri-pensare, e proporre al mondo intero, una nuova idea di bellezza?

Bisogna investire tempo e risorse in una simile riflessione, e soprattutto accostarsi con umiltà a questo cambio epocale. Magari affidando il timone del cambiamento proprio alle donne.
Perché, dopotutto, potrebbe essere questo il tempo in cui Venere, anziché farsi semplicemente veicolo di conoscenza, osi addirittura avere qualcosa da dire a riguardo.